> Persone naturali e strafottenti

produzione / comunicazione / promozione

di Giuseppe Patroni Griffi

 

Regia Giancarlo Nicoletti

 

con

Marisa Laurito – Giovanni Anzaldo - Filippo Gili – Federico Lima Roque

 

In collaborazione con Sycamore T Company

Foto Luana Belli

Video David Melani

Scene Franceso Ghisu

Disegno Luci Daniele Manenti

Ufficio Stampa Rocchina Ceglia

Distribuzione & Promozione Altra Scena Art Management

NUOVA PRODUZIONE 2018

Scheda Spettacolo

Persone naturali e strafottenti è il testo più “scandaloso” e fra quelli  di maggiore successo di Giuseppe Patroni Griffi, rappresentato per la prima volta nel 1973, con protagonisti Mariano Rigillo, Gabriele Lavia e Pupella Maggio: un testo crudo, poetico e visionario, fra il grottesco, il cinico e il surreale. 
Nel cast dei protagonisti di questa nuova edizione: Marisa Laurito, che ha accettato la sfida di dare voce e corpo al ruolo che fu creato da Pupella Maggio, Giovanni Anzaldo, Premio Ubu come miglior attore under 30 e recentemente protagonista del nuovo film di Giovanni Veronesi Non è un paese per giovani, Filippo Gili, attore, regista e drammaturgo che vanta numerose collaborazioni con Ronconi, Bellocchio e Placido; Federico Lima Roque, attore italiano originario di Capo Verde, fra i protagonisti della fiction Tutto può succedere.
Il lavoro è prodotto da Altra Scena in collaborazione con Sycamore T Company, per la regia di Giancarlo Nicoletti, regista e autore pluripremiato, fra le rivelazioni delle ultime stagioni.

Quattro solitudini, un appartamento e una notte di Capodanno a Napoli. Donna Violante, la padrona, ex serva in un bordello, discute e litiga con  Mariacallàs, un travestito, in bilico fra rassegnazione, ironia, squallore e cattiveria. E ancora, Fred e Byron che sono alla ricerca dell’ebbrezza di una notte: l’uno, uno studente omosessuale alla ricerca di una vita libera dalle paure, l’altro, uno scrittore nero che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni subite. Quattro persone naturali e strafottenti, che, per un gioco del destino, divideranno la loro solitudine con quella degli altri, mentre fuori la città saluta il nuovo anno, fra accese discussioni, recriminazioni, desideri repressi, liti e violenze sessuali.

note di regia

C’è, in questo testo del 1973 di Patroni Griffi, un sottobosco di attualità così tangibile e una poetica di fondo così lucida e disincantata, da farne a tutti gli effetti un testo ancora fortemente contemporaneo, e perciò di teatro necessario. Emarginazione, violenza, distanze socio-culturali, violenza sessuale e psicologica, la ricerca continua di un altro che non esiste: la straordinaria drammaturgia di Patroni Griffi è cruda e ironica, scandalosa e poetica, verbosa e visionaria. Ne viene fuori una tragicommedia dal sapore post-eduardiano e pre-ruccelliano, col respiro di un periodare socio – poetico, che fra cinismi, grettezze e turpiloqui ci restituisce uno squarcio di vita di una generazione senza futuro, un affresco animato da personaggi borderline che appaiono come noi vogliamo vederli: cinici, superficiali, amorali. In realtà si tratta di creature inquiete, sole che soffrono inconsapevolmente la loro condizione nella perenne ricerca di una possibile felicità. E la cercano dando libero sfogo alle pulsioni sessuali e alla loro mercificazione.

Da questo sudore di corpi costretti coattivamente alla ricerca della propria felicità o del proprio illusorio, riscatto, entro le mura di uno spazio vitale / non vitale, che ogni pagina del testo sprigiona chiaramente, l’intuizione di farne uno spettacolo concreto, dal gusto e sapore quasi cinematografico, che si serva della realtà per declinarla in astrazione, in una esperienza di teatro diretto, e non filtrato dalla convenzionalità rappresentativa, con il fine ultimo di mettersi accanto all’autore, e non davanti, in un rapporto di dialettica e relazione. Per tradurre, declinandola nel contemporaneo, una drammaturgia così sofisticata e imponente, e troppo spesso sottovalutata.
 

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Coraggio. È questa la vera indole che caratterizza l’approccio di Nicoletti a un testo verboso di crudo lirismo, che ha la smania di anticipare le parole, riempiendole di significati altri e oltre quelle già dette, già andate. È la confessione nuda a ubriacarsi, quella di poeti bistrattati, di eroi decaduti, dell’ultimo dell’anno e di una Napoli scaramantica, per la quale il passato è una radio vecchia da buttare dalla finestra. (…) Nell’adattamento di Giancarlo Nicoletti e Silvia Andreussi risiede infatti tutto lo slancio giovanile e intrepido di fare i conti con la scomodità di una scrittura ingombrante e pregna di violenza, talmente sottile da essere ingovernabile e paradossalmente sfuggevole proprio nei momenti più riflessivi. Ciononostante, con una sana e proficua dose di sfrontatezza, entrambi riescono a sottolinearne i voli alti e spensierati quanto gli inciampi cupi e rabbiosi.

Teatro & Critica

Dall’anteprima di Maggio 2016 al Teatro Vittoria di Roma

La grande scommessa del regista risiede anzitutto qui: dare forma teatrale composita a un testo di grande fascino, e soprattutto di grandissima attualità, ma volutamente sfuggente e difficile da governare. Una scommessa che Nicoletti vince senza riserve, con un approccio coraggioso, audace e composto, senza forzature o ridondanze, in maniera davvero “naturale e strafottente”: l’uso dello spazio scenico in cui si muovono gli attori è costruito alla perfezione, il disegno registico oscilla fra lirismo e comicità, si ride spesso e anche di gusto, si riflette, ci si emoziona. La regia è al servizio del testo, e sa conquistarsi i propri spazi in un rapporto dialettico e maturo con la drammaturgia di Patroni Griffi, col risultato finale di regalarci uno spettacolo dai tempi e dai ritmi puntuali, intelligente, di notevole impatto.

La Platea

Dall’anteprima di Maggio 2016 al Teatro Vittoria di Roma

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