Stagione 2019 — 2020

Aspettando Godot

di

Samuel Beckett

regia di

Filippo Gili

con

Giorgio Colangeli
Francesco Montanari
Riccardo De Filippis
Giancarlo Nicoletti

Date

Nessun evento in programmazione

Giorgio Colangeli
Francesco Montanari
Riccardo De Filippis
Giancarlo Nicoletti

In collaborazione con — Viola Produzioni
per gentile concessione di — Editions de Minuit
Foto — Luana Belli
Video — David Melani
Scene — Alessandra De Angelis e Giulio Villaggio
Disegno Luci — Daniele Manenti
Direttore di Produzione — Sofia Grottoli 
Aiuto Regia — Luca Di Capua e Luca Forte
Ufficio Stampa — Rocchina Ceglia
Distribuzione & Promozione — Altra Scena Art Management

Lo spettacolo

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari sono un Vladimiro e un Estragone d’eccezione nella messinscena a pianta centrale di Filippo Gili di uno dei testi caposaldo della drammaturgia mondiale, quell’Aspettando Godot che continua a rivoluzionare il nostro modo di sentire e intendere il teatro e l’uomo. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky, completando un cast straordinario. Lo spettacolo ha debuttato allo Spazio Diamante di Roma nel Marzo 2017, ottenendo numerosi riscontri dalla critica e un grande successo di pubblico. Aspettando Godot è una produzione Altra Scena in collaborazione con Viola Produzioni.
Due uomini vestiti da vagabondi, Estragone e Vladimiro attendono sotto un albero l’arrivo di un certo Godot. Sulla strada passa il proprietario terriero Pozzo che tiene al guinzaglio il suo servitore, Lucky. Cala la sera e Godot non si è visto. Un ragazzo riferisce loro che Godot non potrà venire, ma che verrà sicuramente domani. I due, prendono in considerazione l’idea di suicidarsi, ma rinunciano. Pensano di andarsene, ma restano. Attendono pazientemente sotto l’albero l’arrivo di Godot. Il sole sorge. Passano nuovamente Pozzo e Lucky, divenuti rispettivamente cieco e muto. Sull’albero sono spuntate due o tre foglie. Anche stasera Godot non potrà venire ma arriverà sicuramente l’indomani. I due manifestano l’intenzione di andar via ma, in realtà, non si muovono dal loro posto, incarnando così la stasi, la mancanza di azione, l’incomunicabilità e paradossalità dei dialoghi che rappresentano l’essenza del teatro dell’assurdo di Beckett.

Note di regia

Aspettare Godot come aspettare ‘il domani’. Un domani che ‘ogni oggi’ sarà domani. L’ombra che non s’afferra. Il cane che non se la può mordere, la coda. Nella trappola psichica di un futuro talmente vicino, ‘domani’, da sembrar prendibile. Ma che nessuno ha davvero voglia di veder comparire. Perché se li mettessimo sotto ipnosi, Didi e Gogo esprimerebbero la paura di vederselo inverato, questo domani, questo agire, questo futuro dietro un angolo costante e tondo, continuo, prossimo ma non afferrabile. È il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità. E non si può che tentare di favorirla, questa scarsa nitidezza. Mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà. Perché più del domani, sia il ‘forse’, a trionfare. Uno stagno mistico del vivere che la fischietta, la paura di morire; bleffandola di un infinito, ripetitivo oggi ‘aperto’. 
Sotto un albero ‘unica cosa viva’.
E sopra una terra mobile, spaventata, angosciata d’essere la casa, di questa perversità.

Nell’insieme quattro solitudini nel viaggio di una notte/una vita alla ricerca di una possibile felicità. Ognuno a suo modo indice di un’umanità sofferente in una società più che mai attuale dove si confrontano generazioni senza futuro in cerca di un riscatto.  Diversità e emarginazione trovano il loro terreno di battaglia e tra confessioni e discussioni si delineano, come ritratti, gli animi tormentati dei quattro personaggi. Un testo coraggioso e provocatorio dell’indimenticabile Patroni Griffi, reso con grande sensibilità dal giovane regista e la rappresentazione di un complesso groviglio emotivo, districato dai bravissimi attori.

Nouvelle Magazine
Dall’anteprima di Maggio 2016 al Teatro Vittoria di Roma