PRODUZIONI | COMEDY

Arianna Porcelli Safonov

Biografia

Arianna Porcelli Safonov è nata a Roma ed è laureata in Lettere e Filosofia, con indirizzo storia del costume. Ha vissuto a New York e a Madrid e ha lavorato per dieci anni nell’organizzazione di eventi internazionali, viaggiando fino al 2010, quando ha deciso di lasciare la sua professione di Project Manager per dedicarsi full-time alla scrittura. Nel 2011 si trasferisce a Madrid dove collabora con alcune compagnie di teatro contemporaneo e di improvvisazione. Nel 2014 rientra in Italia e pubblica due libri per Fazi Editore, Fottuta Campagna e Storie di Matti. Dal 2008 è attiva sul blog di racconti umoristici Madame Pipì e dal 2014 è in tour con diversi progetti di satira e critica umoristica al costume sociale italiano: Piaghe, Il Rìding Tristocomico, Diritto civile ed altre parolacce, Tumorismo, Electrocausticae e Cibo, vino ed altri castighi sociali. Dal 2018, collabora con l’Università di Pavia, con una docenza legata alle tecniche di improvvisazione applicate agli ambiti manageriali. Nel 2020 ha scritto e condotto il format TV per LaEffe, Scappo dalla città. I suoi monologhi sono diventati virali sul web, suo malgrado. 

I monologhi

Rìding tristocomico

Il Rìding Tristocomico è il reading show di Arianna Porcelli Safonov che porta in scena i propri monologhi satirici. Una selezione di racconti inediti confezionati in un format che propone la defibrillazione mentale attraverso il sorriso intelligente. La scaletta è in continua evoluzione; un Rìding non è mai uguale all’altro. I pezzi classici viaggiano accanto alle nuove produzioni per comporre una collezione di invettive contro il male contemporaneo, spacciato come ultima tendenza. Il Rìding Tristocomico è un progetto comico missionario e la missione è accendere piccoli focolai di sommossa intellettuale che sveglino le menti italiane dall’attuale mondezza mediatica, politica e culturale che lesovrasta. La risata non è la risata del cabaret o della stand-up: arriva inaspettata, come uno schiaffo, come sintomo di purificazione, nella mente di chi ha ripreso a ragionare. Il Rìding Tristocomico vuol far tornare la speranza anche al pubblico più scettico, anche a coloro che pensano di avere solo due possibilità: la fuga del cervello o la fuga sul divano di casa, in un paese che ha declassato il pensiero libero e critico senza apparente possibilità di resurrezione. Sul palco, sola col suo leggio, la Safonov miscela grammatica ricercata e atmosfere quotidiane, inquietanti e paradossali, denunciando i mali dell’epoca contemporanea, le nuove malattie. I monologhi rapiscono tematiche attuali, inserendole nel loro giusto contesto, sotto una luce impietosa. Il mondo surreale del felice Occidente, in cui cerchiamo di sopravvivere, è fatto di angolazioni putride e di persone che propongono un tipo di società a cui si è costretti ad aderire. Oppure no. Chi si salverà?

Omeophonie

Otto favole desiderose di curare dalla decadenza contemporanea. Otto microcosmi ricchi di sensazioni che più umane non si può. Otto gabinetti delle meraviglie, otto piccole storie che disegnano caratteri quotidiani potenti e psicotici: l’ossessione per l’approvazione altrui di All that Jazz, la cattiveria sfrontata con cui la società si accanisce contro gli studenti preparandoli al supplizio sempiterno che spetta ai creativi di tutto il mondo di Così muore un giovane designer. E poi il culto morboso che ancora oggi accompagna i defunti nelle provincie italiane celebrato da Benito e il gusto per le esequie, l’amara rivelazione che si venga pagati col niente di La nuova moneta, il gusto al fiele dell’opportunismo in amore di Furesta, la telecronaca di un atto criminale bulimico di Strabel e la sinfonia consolatoria per tutti gli adulti che, come Richi si trovano ogni giorno a dover combattere eroicamente contro i bambini, perdendo miseramente. Otto sfoghi quotidiani scritti ed interpretati da Arianna Porcelli Safonov, impreziositi dalle musiche di Renato Cantini e Michele Staino. Come tanto tempo fa, quando le fiabe venivano cantate e le streghe bruciate, Omeophonie è un piccolo scrigno consegnato a chi ascolta, un forziere musicale denso di voci e di pulsioni febbricitanti, di cinismi e morali profonde che oggi suonano come ingiurie alla modernità ma che un tempo, alla fine delle fiabe insegnavano qualcosa di grande ed imperituro. La morale torna ad insegnare facendo ridere e così si dimostra curativa. Come le fiabe. Come il Jazz.

Cibo, vino e altri castighi sociali

Il mondo dell’enogastronomia è sempre più potente e quando qualcosa di vitale diviene presuntuoso è bene difendersi. Cibo, vino ed altri castighi sociali è un reading che raccoglie tutto il repertorio di APS dedicato al grande circo che ruota intorno alla cucina: l’ipocrisia del biologico industriale, l’ambizione degli chef televisivi, l’ossessione per il chilometro zero, i presunti vini naturali e quelli veri che cercano di difendersi; e poi ancora: le umiliazioni che subiscono i concorrenti dello show-cooking, la bellezza gitana di certe sagre, il ruolo del contadino, il lato ridicolo delle degustazioni, del food-blogging e di molte altre patologie legate al grande busniess del food e del wine. Monologhi per salvarsi dai genietti del food e per prendere sul serio il buon cibo, non chi lo recensisce. 

Fiabafogia

A livello etimologico, “Fobia” vuol dire paura e “Paura” include nella propria radice l’indoeuropeo -pat che vuol dire percuotere, abbattere.
Potremmo dire che le paure ci abbattono e che veniamo giornalmente percossi dalla fobia. Non è un buon inizio per un monologo comico. La risata però è il linguaggio che serve per entrare dentro ad uno degli argomenti più attuali, impegnativi e meno discussi di quest’anno. Siamo passati dal “Non abbiate paura” di Giovanni Paolo II al “Restate a casa” in un batter d’occhio. Dai tempi dell’Uomo Nero, ogni anno viene prodotto un nuovo soggetto che dovrà farcela fare sotto. Quando ero piccola si doveva aver paura di Chernobyl e dei marocchini, poi c’è stata la Mucca Pazza, l’arsenico nell’acqua e i testimoni di Geova. Poi sono arrivati i musulmani e dopo il 2001 se vedevi un arabo che avesse fatto la sciagurata scelta di comprarsi una cartella Invicta, eri in grado di allontanarti con un record da far licenziare Usain Bolt (record mondiale 100 metri ndr). Dopodiché sono arrivati gli immigrati ma ora non se li fila più nessuno perché c’è il virus. Ma non ci accontentiamo delle paurose proposte sociali. Vogliamo di più! Ed anche grazie anche al clima di terrore mondiale ci spertichiamo in fobie personalizzate che ci percuotono con mille bastoni: dai serpenti, ai ragni, all’aereo, alle malattie veneree, ai batteri di ogni tipo che potrebbero aggredirci al tavolino del bar, dalla fobia degli uomini e delle donne con cui potremmo riprodurci a quella dell’acqua alta e molto, molto altro di pauroso e di ridicolo che viene giustificato con “Scusa, è che ho la fobia!” Fiaba-fobia è una collana di racconti che indaga sulle fobie che accompagnano la nostra persona, a volte per tutta la vita, a volte più dei parenti. Fiaba-fobia è stata scritta per ridere e per pensare. Sperando che non ci sia nessuno che abbia paura di ridere e paura di pensare.

Dante: curarsi con l’anoressia

Fa tirare un sospiro di sollievo sapere che siano esistite belle persone, anche se ormai son tutte morte. Non fa niente. Fa sentire meglio la sola certezza che abbiano lasciato una testimonianza, una prova provata che l’essere umano sia in grado con la purezza intellettuale di toccare le altezze dei cieli anziché gli inferi con le risse davanti a Trony per comprare l’ultimo smartphone. C’è sempre speranza se poi ci si ferma a riflettere che Dante abbia dimostrato che si possa persino andare negli inferi con stile. Perciò a scuola studiamo ancora lui e non Bezos. Inoltre, Dante non solo fu persona mortale come noi ma fu anche artista: la categoria più disprezzata in Italia! Come la maggior parte degli artisti italiani, Dante in vita ha vissuto di stenti e poi da morto tutti hanno detto di essere amici suoi, tutti hanno detto “Io, Dante lo conoscevo bene; Dante? Era amico mio, un grande”. Possiamo dire quindi che Dante sia un po’ un Gesù della cultura. Era divino ma umano: umano e narcolettico. E’ una tesi recentissima e speciale: l’ha formulata il professor Giuseppe Plazzi La narcolessia è un disturbo caratterizzato da episodi incontrollati e ricorrenti di sonno durante le ore di veglia normali, in genere con episodi improvvisi di debolezza muscolare ed è scientificamente provato che sia una reazione del nostro sistema immunitario ed è scientificamente provato che l’ansia sia l’ingrediente numero uno della narcolessia. Quando l’ansia si converte in narcolessia siamo salvi: non servono goccine per i nervi e non facciamo la brutta figura di mostrarci ansiolitici, cosa che la società non sopporta pur generando questo stesso stato. Usare il sonno come scialuppa di salvataggio ci consente di raggiungere due importanti obiettivi: evitare discussioni e mostrarci fragili e dunque inoppugnabili. La narcolessia funzionale evita guerre e pure le interrogazioni. Svenire conviene. Svenire è nostro diritto. Non importa come ci si chiami. Ad esempio, se ci si dovesse chiamare Dante, andrà fatto presente che questo nome è abbreviazione di Durante e deriva dal tardo latino “Durans”, che significa “durare”, “resistere”. Quindi Dante è letteralmente, “colui che resiste” e adesso abbiamo addirittura capito a cosa provava a resistere. Curarsi con la narcolessia è un invito a conoscere un aspetto poco accademico e molto umano di Dante perché c’è tanto bisogno di ricordare che i geni sono umani. Ed inoltre, tornerà utile ricordare anche tutti gli aspetti strategici che la narcolessia può offrire per