4 e 5 Agosto Roma | Teatro Tor Bella Monaca Anteprime
dal 9 all’ 11 Agosto Festival Teatrale di Borgio Verezzi Prima nazionale
13 Agosto Ferento | Teatro Romano
21 Agosto Santa Caterina V. | Villa Hermosa Festival
28 Febbraio Trevi | Teatro Clitunno
1 Marzo Piombino | Teatro Metropolitan
2 Marzo Castiglion Fiorentino | Teatro Comunale
3 Marzo Castelnuovo Garfagnana | Teatro Alfieri
10 Marzo Campobasso | Teatro Savoia
11 Marzo Lanciano | Teatro Fenaroli
dal 17 Marzo Napoli | Teatro Sannazaro
1 Aprile Gubbio | Teatro Luca Ronconi
dall’11 Aprile Roma | Teatro Sala Umberto
5 Maggio Crotone | Teatro Apollo
6 Maggio Cosenza | Teatro Rendano
Date in arrivo.
Lo spettacolo
Alfonso Sabella il magistrato del pool antimafia di Palermo, autore del libro Il Cacciatore di Mafiosi, da cui è stata tratta l’omonima serie interpretata da Francesco Montanari, racconta gli anni che lo hanno visto impegnato nella cattura dei più grandi latitanti del nostro Paese. A moderare la serata il regista Alessandro Bardani.
Un incontro che non prevede copioni da imparare a memoria poiché quelle vicende sono impresse nitidamente nei suoi ricordi. Per circa novanta minuti il Magistrato si mette a nudo, raccontando aneddoti e raccontando come è arrivato all’arresto di Brusca, Bagarella, Riina . Un incontro affrontato con leggerezza seppure siano le pagine nere della nostra storia.
Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Pasquale Cuntrera: nomi famosi, nomi infami, che rimangono scolpiti nella memoria di tutti perché rappresentano la mafia delle stragi dell’estate del 1993, dell’uccisione di Giovanni Falcone e Pietro Borsellino, del potere di Toto Riina e Bernardo Provenzano.
Catturare questi uomini, spesso latitanti per anni, nascosti tra le pieghe
di una Sicilia e di una Palermo in cui il territorio spesso sfugge al controllo dello stato, è un’impresa investigativa di grande difficoltà: si tratta di saper parlare con i pentiti, conoscere il modo di ragionare dei mafiosi, muoversi tra la criminalità comune, le donne dei capimafia e alcuni spietati assassini.
Alfonso Sabella è stato per anni magistrato inquirente a Palermo, al tempo del pool antimafia guidato da Giancarlo Caselli. Ha catturato Bagarella e Brusca, ha visitato le camere della morte dove avvenivano le torture e le uccisioni più cruente, ha raccolto i racconti di pentiti maggiori e minori e soprattutto ha accumulato una enorme riserva di storie.
Storie con tutta la violenza delle guerre di mafia di cui fanno le spese anche gli innocenti, storie di intercettazioni telefoniche e imboscate per strada, storie in cui le gesta dei mafiosi si modellano sui film e la televisione. Soprattutto storie vere, che ci fanno vivere in prima persona le emozioni, i drammi, le delusioni e i trionfi di un magistrato che per anni è stato un cacciatore di mafiosi di professione.


Note di regia
Quando ho visto per la prima volta la pellicola di Netflix sono rimasto stupito dall’efficacia e della cifra teatrale della scrittura di Anthony McCarten. Scoprire, da lì a poco, che il film era tratto da un testo teatrale dello stesso autore (sovrapponibile quasi del tutto alla sceneggiatura cinematografica), è stata una piacevole riconferma della prima impressione. La successiva lettura del testo della commedia mi stupiva nuovamente, perché la forza dell’incontro/scontro fra i due protagonisti – sullo sfondo di una vicenda storica che resterà probabilmente un unicum dei tempi contemporanei – all’interno della dimensione teatrale acquista, a mio avviso, una forza, un’urgenza e una capacità di penetrazione ancor più grande che al cinema.
Perché il cuore di questo incontro e del dialogo fra Ratzinger e Bergoglio – che sia veramente avvenuto o meno non importa – ci riguarda tutti, in quanto uomini, trascendendo dalla dimensione religiosa o spirituale, e oltre il pruriginoso interesse che sempre suscitano le questioni vaticane.
Perché I due Papi parla, anzitutto, di due uomini e, allo stesso tempo, parla di tutti gli uomini. Parla del potere, di come a volte sia difficile se non impossibile per un solo uomo il fardello delle responsabilità, e ci pone l’interrogativo di quanto, veramente, sia giusto o meno perseverare o se non valga la pena, a volte, scendere dalla propria croce. Parla del rapporto tra l’uomo e Dio, dell’etica, delle aporie e degli interrogativi di ogni giorno della contemporaneità che corre, lasciandoci il dubbio se sia giusto sposare i tempi o ammettere l’esistenza di un che di immutabile ed eterno.
Parla dell’essere umano, di quanto possiamo essere grandi e piccoli al tempo stesso, di come il dubbio e la difficoltà del vivere siano uguali a ogni latitudine e in qualsiasi posizione sociale. Credo che in questa universalità risieda il successo e l’apprezzamento trasversale, indipendentemente dal proprio credo, della pellicola di Netflix e, pertanto, il buono di riportare l’operazione al suo luogo di nascita: il teatro.
Uno spettacolo, quindi, che vuole poggiarsi su un testo eccezionale e di grande forza, che sa scandagliare l’animo umano restando sapientemente nel campo della commedia.
Un’operazione al servizio di due grandi interpreti italiani, provenienti da percorsi diversi, eppure perfettamente adatti a una sfida del genere; un tentativo di regia contemporanea – diretta, di lavoro sugli attori, iconica ma senza sofismi – di gusto internazionale e con un occhio al pubblico, grazie anche alla traduzione del testo di Edoardo Erba e di un impianto scenico di grande impatto realizzato da Alessandro Chiti.
Per fare di questo I due papi uno spettacolo vivo, che sappia parlare a tutti e trasportarci in una dimensione altalenante e varia – in quanto a viaggio, dialettica e sensazioni – fra i massimi sistemi del cielo e la concretezza quotidiana della terra.
— Giancarlo Nicoletti

“I Due Papi conquista il pubblico al 56° Festival di Borgio Verezzi: straordinari Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo.”
– Corriere dello Spettacolo
— Sipario.it
— OnTuscia
— La Stampa
— Media&Sipario

































