
Date
Nessun evento in programmazione
Giorgio Colangeli
Giancarlo Nicoletti
Matteo Quinzi
Olivia Cordsen
Foto — Luana Belli
Grafica — Ruggero Pane
Video — David Melani
Ufficio stampa — Rocchina Ceglia
Direttore di produzione — Diego Rifici
Scene — Roberto Rabaglino
Costumi — Giulio Villaggio
Disegno luci — Daniele Manenti
Aiuto regia — Tommaso Arati di Maida
Distribuzione — Ornella Vannetti
Promozione — Altra Scena
Lo spettacolo
Finale di partita è la storia di un padre che tiene accanto a sé un figlio che vuole cominciare a vivere e due genitori che vogliono continuare a morire. È il dramma di un ragazzo che chiede un distacco ma il cui vero nemico è la sua stessa angoscia di andar via. E’ la farsa di un uomo e una donna passati a miglior vita ma tenuti vivi dalle psicosi di un figlio ormai anziano. Finale di Partita è una concretissima vicenda familiare in cima a un faro. Fra l’oceano e il deserto. Fra morti e vivi. Fra chi non può mai alzarsi e chi mai sedersi. Immersi in questi opposti che, in Beckett, più che toccarsi, si invadono, si confondono, si ribaltano gli uni negli altri. E che, più che contribuire a confermare un antico malinteso ‘assurdo’, aiutano a sviluppare il contesto vivo, reale, comico, disperato, che questa storia cont iene.


Note di regia
Altro che minimalismo. Altro che assurdità. Solo la tac di una cosa che, la vita, a guardarla attentamente, non si racconta come minima e assurda, ma, in quanto minima e assurda. Con la più assoluta naturalezza, la più dissoluta semplicità. Perché i simboli vanno recitati come l’aria che si respira. Perché i genitori di Hamm non sono rappresentati in due bidoni dell’immondizia, ma psichicamente vissuti, dal figlio, in quei bidoni. Al di là dell’amare, al di là del vedere.
Finale di partita è quel luogo, quella carne viva in cui, svelando una miseria, si riconosce una grandezza. E’ la freudiana catarsi; quella in cui, pattuita, dell’immensità del male e dell’amare, la loro inesorabile irrisorietà, si esce, dall’ultima seduta con la sensazione di potersela finalmente fare una passeggiata leggera, su questo mappamondo, su questa mappavita.
Debutta in prima assoluta allo Spazio Diamante, Finale di Partita. Il regista Gili ha aperto una porta, facendoci entrare in un mondo immenso, fatto semplicemente di relazioni umane.
— Post.it
Eppur non è assurdo questo teatro, scritto più di sessant’anni fa da Samuel Beckett e rielaborato oggi da Filippo Gili. Non è assurdo e nemmeno poco comprensibile o difficile poiché, liberando la rappresentazione da una narrazione che segue il canone classico “premessa – sviluppo – conclusione”, rimane l’essenzialità dell’interazione, l’immediatezza della parola, la necessità di far propria la visione per trovare un’interpretazione che forse, in fondo, non è davvero necessaria.
— Critical Mind










