In Tour

Persone naturali e strafottenti

di

Giuseppe Patroni Griffi

regia di

Giancarlo Nicoletti

con

Marisa Laurito
Giovanni Anzaldo
Giancarlo Nicoletti
Livio Beshir

Marisa Laurito
Giovanni Anzaldo
Giancarlo Nicoletti
Livio Beshir

In collaborazione con — Sycamore T Company
Foto — Luana Belli
Video — David Melani
Scene — Franceso Ghisu
Disegno Luci — Daniele Manenti
Ufficio Stampa — Rocchina Ceglia
Distribuzione & Promozione — Altra Scena Art Management

2 e 3 Febbraio Roma | Teatro Tor Bella Monaca Anteprime

10 Febbraio Castellaneta | Teatro Valentino

17 Febbraio Borgo San Lorenzo | Teatro Giotto

18 Febbraio Massa | Teatro dei Servi

19 Febbraio Porcari | Auditorium Vincenzo da Massa Carrara

20 Febbraio Portoferraio | Teatro dei Vigilanti

21 Febbraio Piombino | Teatro Metropolitan

27 Febbraio Colleferro | Teatro Vittorio Veneto

dal 1 al 6 Marzo Milano | Teatro Martinitt

9 Marzo Ceglie Messapica | Teatro Comunale

11 Marzo Crotone | Teatro Apollo

12 Marzo Rende | Teatro Golden

dal 18 al 20 Marzo Firenze | Teatro Niccolini

26 Marzo Città di Castello | Teatro degli Illuminati

27 Marzo Velletri | Teatro Tognazzi

6 Aprile Alghero | Teatro Civico

7 Aprile San Gavino Monreale | Teatro Comunale

8 Aprile Ozieri | Teatro Oriana Fallaci

dal 20 al 24 Aprile Roma | Teatro Sala Umberto

dal 11 al 13 Novembre Napoli | Teatro Sannazaro

24 Novembre Vico Equense | Teatro Aequa

25 Novembre Reggio Calabria | Teatro Zanotti Bianco

26 Novembre Roccella Ionica | Teatro Unità d’Italia

11 Dicembre Bitonto | Teatro T. Traetta

12 Dicembre Gioia del Colle | Teatro Comunale Rossini

13 Dicembre Canosa | Teatro Lembo

14 Dicembre San Severo | Teatro Verdi

20 Dicembre Faenza | Teatro Masini

17 Gennaio Montepulciano | Teatro Poliziano

19 Gennaio Nuoro | Bocheteatro

20 Gennaio Macomer | Padiglione Tamuli

21 Gennaio Tempio Pausania | Teatro del Carmine

22 Gennaio Lanusei | Teatro Tonio Dei

28 Gennaio Corigliano-Rossano | Teatro Metropoli

 

Lo spettacolo

“La rivincita di Patroni Griffi, quarant’anni dopo”: così il Corriere della Sera con Franco Cordelli ha salutato il ritorno in scena, per la regia di Giancarlo Nicoletti, del nuovo e originalissimo allestimento di Persone naturali e strafottenti, l’opera più controversa e fra quelle di maggiore successo di Giuseppe Patroni Griffi. Una tragicommedia cruda, poetica ed esilarante, fra situazioni grottesche, cinismi, ironia tagliente e surrealismo, in perfetto equilibrio fra Eduardo e Ruccello, e ancora attualissima nella sua geniale spudoratezza.

Un cast unico, non convenzionale e proveniente dai mondi teatrali più variegati è il cuore pulsante di un’operazione destinata a far parlare di sé: Marisa Laurito accetta la sfida di dare voce e corpo al ruolo che fu di Pupella Maggio, segnando il suo ritorno alla grande drammaturgia d’autore e inaugurando una nuova stagione della sua lunga carriera; Giancarlo Nicoletti presta la sua attorialità unica e la sua esperienza di uomo di teatro a 360° al travestito Mariacallàs e il Premio Ubu Giovanni Anzaldo interpreta quel Fred che fu creato da un esordiente Gabriele Lavia. Completa il cast il poliedrico Livio Beshir, attore con numerose esperienze teatrali, cinematografiche ma anche nella conduzione televisiva.
Quattro solitudini, un appartamento e una notte di Capodanno a Napoli. Donna Violante, la padrona, ex serva in un bordello, discute e litiga con Mariacallàs, un travestito, in bilico fra rassegnazione, ironia, squallore e cattiveria. E ancora, Fred e Byron che sono alla ricerca dell’ebbrezza di una notte: l’uno, uno studente omosessuale alla ricerca di una vita libera dalle paure, l’altro, uno scrittore nero che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni subite. Quattro persone naturali e strafottenti, che, per un gioco del destino, divideranno la loro solitudine con quella degli altri, mentre fuori la città saluta il nuovo anno, fra accese discussioni, recriminazioni, desideri repressi, liti e violenze sessuali.

Sinossi

Quattro solitudini, un appartamento e una notte di Capodanno a Napoli. Donna Violante, la padrona, ex serva in un bordello, discute e litiga con Mariacallàs, un travestito, in bilico fra rassegnazione, ironia, squallore e cattiveria. E ancora, Fred e Byron che sono alla ricerca dell’ebbrezza di una notte: l’uno, uno studente omosessuale alla ricerca di una vita libera dalle paure, l’altro, uno scrittore nero che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni subite. Quattro persone naturali e strafottenti, che, per un gioco del destino, divideranno la loro solitudine con quella degli altri, mentre fuori la città saluta il nuovo anno, fra accese discussioni, recriminazioni, desideri repressi, liti e violenze sessuali.

Note di regia

C’è, in questo testo del 1973, un sottobosco di attualità così tangibile e una poetica di fondo così lucida e disincantata, da farne a tutti gli effetti un testo ancora fortemente contemporaneo, e perciò di teatro necessario. Emarginazione, violenza, distanze socio-culturali, violenza sessuale e psicologica, la ricerca continua di un altro che non esiste: la drammaturgia di Patroni Griffi è cruda e ironica, scandalosa e poetica, verbosa e visionaria. Ne viene fuori una tragicommedia dal sapore post-eduardiano e pre-ruccelliano, col respiro di un periodare socio – poetico, che fra cinismi, grettezze e turpiloqui ci restituisce lo squarcio di un’altra Napoli – non più la cartolina buona per i turisti, ma tutta la sbordante umanità di un “vascìo”, che diventa, immediatamente, un altro mondo, un’altra realtà, una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio. Un non luogo dove, fra la comicità e il grottesco, si discute – immensamente e inconsciamente – del mondo, degli esseri umani, del sesso e della razza. Tutto questo fra i fuochi della notte di Capodanno, mentre un uomo bianco ha un’emorragia di sangue del sedere, poiché penetrato con forza da un nero: una fotografia definitiva e profetica delle paure intime dell’Occidente nazionalista di oggi.

Da questo sudore di corpi costretti coattivamente alla ricerca della propria felicità o del proprio illusorio, riscatto, entro le mura di uno spazio vitale / non vitale, l’intuizione di farne uno spettacolo concreto, dal gusto e sapore quasi cinematografico, che si serva della realtà per declinarla in astrazione, in un’esperienza di teatro diretto, e non filtrato dalla convenzionalità rappresentativa. Con il fine ultimo di mettersi accanto all’autore, e non davanti, in un rapporto di dialettica e relazione: per tradurre, declinandola nel contemporaneo, una drammaturgia così sofisticata e imponente, e troppo spesso sottovalutata.

“In quanto al noioso, non se ne parla: di noioso non c’è nulla, non c’è che uno scoppiettante e continuo scambio di battute feroci, di giudizi lapidari di ogni personaggio verso gli altri e verso il mondo, di fuoriuscite d’anima. Ma ”Persone naturali e strafottenti”, come si vede nella leggerezza della regia di Nicoletti, non consiste di queste battute. Consiste della sua struttura del tutto inedita nel dramma borghese: una struttura aperta, senza linee di svolgimento verso una o altra direzione, arresa alla sua «naturale» libertà di sviluppo e di linguaggio.

Vi è in Patroni Griffi una spudoratezza che conserva intatta la sua forza; vi è la strafottenza del titolo, che si tocca con mano non solo nei dialoghi, ma anche nei fatti; vi è quel dolore di fondo, buio a sé stesso, riservato, e solo alla fine manifesto: è il palmo della mano che Violante aveva dischiuso per ricevere denaro da Byron e che, dopo averlo rifiutato, mantiene aperto — quello straziante palmo della mano tesa in avanti per ricevere qualcosa che in quella travagliata notte di Capodanno non si può ricevere.”

— Franco Cordelli
Corriere della Sera

“In quanto al noioso, non se ne parla: di noioso non c’è nulla, non c’è che uno scoppiettante e continuo scambio di battute feroci, di giudizi lapidari di ogni personaggio verso gli altri e verso il mondo, di fuoriuscite d’anima. Ma ”Persone naturali e strafottenti”, come si vede nella leggerezza della regia di Nicoletti, non consiste di queste battute. Consiste della sua struttura del tutto inedita nel dramma borghese: una struttura aperta, senza linee di svolgimento verso una o altra direzione, arresa alla sua «naturale» libertà di sviluppo e di linguaggio. Vi è in Patroni Griffi una spudoratezza che conserva intatta la sua forza; vi è la strafottenza del titolo, che si tocca con mano non solo nei dialoghi, ma anche nei fatti; vi è quel dolore di fondo, buio a sé stesso, riservato, e solo alla fine manifesto: è il palmo della mano che Violante aveva dischiuso per ricevere denaro da Byron e che, dopo averlo rifiutato, mantiene aperto — quello straziante palmo della mano tesa in avanti per ricevere qualcosa che in quella travagliata notte di Capodanno non si può ricevere.”

– Corriere della Sera
Franco Cordelli

Coraggio. È questa la vera indole che caratterizza l’approccio di Nicoletti a un testo verboso di crudo lirismo, che ha la smania di anticipare le parole, riempiendole di significati altri e oltre quelle già dette, già andate. È la confessione nuda a ubriacarsi, quella di poeti bistrattati, di eroi decaduti, dell’ultimo dell’anno e di una Napoli scaramantica, per la quale il passato è una radio vecchia da buttare dalla finestra. (…) Nell’adattamento di Giancarlo Nicoletti e Silvia Andreussi risiede infatti tutto lo slancio giovanile e intrepido di fare i conti con la scomodità di una scrittura ingombrante e pregna di violenza, talmente sottile da essere ingovernabile e paradossalmente sfuggevole proprio nei momenti più riflessivi. Ciononostante, con una sana e proficua dose di sfrontatezza, entrambi riescono a sottolinearne i voli alti e spensierati quanto gli inciampi cupi e rabbiosi.
 

— Teatro & Critica
Dall’anteprima di Maggio 2016 al Teatro Vittoria di Roma

La grande scommessa del regista risiede anzitutto qui: dare forma teatrale composita a un testo di grande fascino, e soprattutto di grandissima attualità, ma volutamente sfuggente e difficile da governare. Una scommessa che Nicoletti vince senza riserve, con un approccio coraggioso, audace e composto, senza forzature o ridondanze, in maniera davvero “naturale e strafottente”: l’uso dello spazio scenico in cui si muovono gli attori è costruito alla perfezione, il disegno registico oscilla fra lirismo e comicità, si ride spesso e anche di gusto, si riflette, ci si emoziona. La regia è al servizio del testo, e sa conquistarsi i propri spazi in un rapporto dialettico e maturo con la drammaturgia di Patroni Griffi, col risultato finale di regalarci uno spettacolo dai tempi e dai ritmi puntuali, intelligente, di notevole impatto.
 

La Platea
Dall’anteprima di Maggio 2016 al Teatro Vittoria di Roma

Un testo del 1973 diviso in due atti, scarsamente rappresentato e intriso di un sapore antico; eppure ancora così vibrante, così cinicamente attuale, ancora così universale nelle tensioni umane rappresentate al di là della contestualità dei personaggi rappresentati. (…) La violenza del testo di Griffi corre dunque parallela alla insoddisfazione e rabbia crescente dell’animo dei protagonisti, e Nicoletti ha rispettato questo doppio binario, ha lasciato intatti tutti i momenti digressivi di cui è costellato soprattutto il secondo atto, alternandoli alle battute e ai battibecchi più sferzanti dei personaggi, una disarmonia quasi antica dalla quale emerge l’animo del drammaturgo, sottolineato da giochi di luci decisamente appropriati.
 

Gufetto Magazine
Dall’anteprima di Maggio 2016 al Teatro Vittoria di Roma

Nell’insieme quattro solitudini nel viaggio di una notte/una vita alla ricerca di una possibile felicità. Ognuno a suo modo indice di un’umanità sofferente in una società più che mai attuale dove si confrontano generazioni senza futuro in cerca di un riscatto.  Diversità e emarginazione trovano il loro terreno di battaglia e tra confessioni e discussioni si delineano, come ritratti, gli animi tormentati dei quattro personaggi. Un testo coraggioso e provocatorio dell’indimenticabile Patroni Griffi, reso con grande sensibilità dal giovane regista e la rappresentazione di un complesso groviglio emotivo, districato dai bravissimi attori.

Nouvelle Magazine
Dall’anteprima di Maggio 2016 al Teatro Vittoria di Roma